Perfino il due presuppone l’uno.
Ogni cosa è ciò che è solo in quanto costituisce, in qualche modo, un’unità.
Una casa, una nave, se perdono l’unità, non saranno più casa né nave.
Gli esseri minori hanno meno unità, i maggiori più.
Salendo di grado in grado nella gerarchia degli enti, giungiamo necessariamente all’unità assoluta, all’Uno primo, l’Uno in sé, totale, da cui tutto deriva e grazie a cui esiste la stessa molteplicità.
L’Uno è fondamento del mondo, sia di quello sensibile che di quello intellegibile, trascende e supera entrambi.
È infinito, non perché sia interminabile nella grandezza o nel numero, ma perché la sua potenza non è circoscritta, è illimitata, è inesauribile
L'Uno è illimitata potenza generatrice di tutte le cose, dunque non è nessuna delle cose, non è qualcosa, non è qualità, né quantità, né Spirito o Anima, non è movimento né quiete, non è in uno spazio e nemmeno in un tempo, viene prima di ogni cosa.
Ecco, l’Uno è impensabile e indicibile, perché il pensiero è sempre pensiero di qualcos’altro, il pensiero implica già la dualità di ciò che pensa e ciò che è pensato.
Dell’Uno, che è l’assolutamente altro, si può solo dire ciò che non è.
La sovrabbondanza d’essere dell’Uno trabocca, irradia, emana, il mondo.
Così come il sole emana la luce.
Non c’è nel tempo prima il sole e dopo la luce.
L’Uno eternamente si irradia fino a che tutte le cose raggiungono l’ultimo grado ai limiti estremi del possibile.
La prima emanazione è l’Uno stesso come potenza di ogni cosa.
La seconda emanazione è l’Intelletto, quando l’Uno stesso, nell’atto di contemplare, si sdoppia in soggetto contemplante e oggetto contemplato.
L’Intelletto contempla l’Uno ed esplica, in forma ideale, tutto l’essere, cioè pensa tutti gli infiniti pensieri pensabili.
La terza emanazione è l’Anima, che contempla l’Intelletto e realizza nel mondo corporeo le idee, cioè plasma, ordina e vivifica la materia secondo le idee.
La materia è l’oscurità che comincia là dove termina la luce.
L’Anima la vivifica nel mondo corporeo, rimanendo in se stessa unica e indivisibile.
Di qui l’unità e la simpatia di tutte le cose, che avendo un’unica anima si richiamano a vicenda come le membra di uno stesso animale.
Il mondo ha un ordine e una bellezza perfetti, nel quale ogni singola parte trova il proprio posto e la propria funzione.
L’anima, quando entra nel corpo, tende a staccarsi dal mondo intellegibile per legarsi all’individualità corporea, si prende eccessiva cura del corpo stesso, si mette al servizio delle cose esteriori.
E tuttavia avverte il richiamo dell’Uno.
Francamente il vivere quaggiù tra le cose della terra è crollo, esilio, perdita d’ali, la vita vera è solo lassù.
L’anima è, sì, qualcosa di diverso dall’Uno, ma da Lui deriva, e dunque l’ama.
Questa nostalgia ci spinge verso la liberazione da ogni rapporto di dipendenza con il corpo.
Attraverso l’intelligenza e la sapienza l’anima si abitua ad agire da sola, senza l’aiuto dei sensi; attraverso la temperanza si libera dalle passioni; attraverso il coraggio non ha paura di separarsi dal corpo; attraverso la giustizia impone l’ordine dell’intelletto.
Ma è nell’estasi che torniamo all’Uno.
All’estasi giungiamo attraverso la bellezza.
La bellezza è il bagliore dell’idea nel mondo sensibile.
Attraverso la bellezza visibile nel mondo possiamo cogliere il sublime: l’incarnazione sensibile di ciò che è senza forma.
Dall’amore per la bellezza corporea risaliamo all’amore per la bellezza incorporea, e attraverso la filosofia procediamo verso la fonte stessa della bellezza, che è l’Uno in sé.
Quando usciamo da noi stessi, dai limiti del finito, giungiamo all’amoroso contatto, alla sovra-razionale immedesimazione con l’ineffabile, e questa è l’estasi, quando ci perdiamo nell’Uno, quando la nostra anima si ritrova e si riconosce nell’unità dalla quale proviene.