Così come un pezzo di legno o è dritto o è curvo.
Chi è sott’acqua, anche vicino alla superficie, non respira, come sul fondo.
Solo il sapiente è giusto e vive secondo virtù, ogni altro è stolto e fa tutto male.
Sapiente è colui che conosce l’ordine cosmico e vi si adegua.
Tutto è pervaso da un soffio caldo e vitale, che ogni cosa conserva, alimenta, accresce e sostiene.
Questo soffio è Dio, la ragione seminale del mondo, l’ordine necessario che lega tutti gli esseri.
Ogni fatto segue un altro fatto, dal quale è necessariamente determinato come dalla propria causa, e ad ogni fatto ne segue un altro che esso determina in quanto sua causa: questa catena non si spezza.
Tutto ciò che accade non potrebbe accadere diversamente.
E l’universo è ciclico come stelle, stagioni, giorni, e ogni forma di vita.
Quando le stelle tornano alla posizione iniziale, l’universo conflagra, tutto ricomincia da capo, e tutto si ripete esattamente, ci siamo di nuovo io e te e facciamo di nuovo le stesse cose, perché le cause e gli effetti non possono cambiare, accadono secondo necessità razionale.
Dunque l’universo è perfetto.
Tutto il male che c’è è necessario per l’esistenza del bene: senza l’uno non ci sarebbe l’altro.
Le belve esistono affinché esercitiamo la nostra forza; il veleno delle serpi affinché impariamo a procurarci i medicamenti; le cimici affinché non dormiamo troppo.
Anche la nostra anima è un soffio caldo e vitale, ed è una parte dell’anima del mondo, in seno a cui sopravvive alla morte.
Siamo liberi di conoscere l’ordine del mondo e acconsentire, oppure esserne trascinati da stolti.
Acconsentire significa trovare un accordo, secondo una ragione unica ed armonica, significa vivere secondo natura.
Cioè conciliare le proprie azioni con l’ordine razionale del mondo, cui partecipa la nostra anima.
Quando agiamo conformemente all’ordine razionale del mondo, siamo liberi e facciamo ciò che dobbiamo.
Quando non sussistono le condizioni per adempiere al dovere, dobbiamo abbandonare la vita.
Quando la scelta indicata dal dovere viene ripetuta e consolidata, diventa una disposizione uniforme e costante, cioè virtù, che è l’unico vero bene. Si chiama saggezza in riferimento ai nostri doveri, temperanza nel controllo degli impulsi, fortezza nel superare gli ostacoli, giustizia nella distribuzione dei beni, ma è sempre l’unica virtù.
Ci sono poi cose che non costituiscono virtù, né il contrario, cose che sono indifferenti: fra di esse sono valori quelle che contribuiscono ad una vita conforme a ragione, o che sono degne di scelta, come salute, bellezza, ricchezza.
Le emozioni non hanno alcun valore.
Sono malattie che colpiscono gli stolti.
Il sapiente non desidera: vuole. Non è lieto dei beni presenti: sta nella gioia. Non ha timore dei mali futuri: si muove cautamente. E non si affligge di nulla, perché sa che l’universo è perfetto.
A questa perfezione si ispira la legge naturale, che è la stessa ragione divina applicata nell’ambito delle comunità umane.
Questa legge è superiore a quelle riconosciute dai diversi popoli della terra: essendo perfetta, non è suscettibile di correzioni o miglioramenti.
E poiché unica è la legge che governa tutti gli uomini, unica è la comunità umana: non siamo cittadini di questa o quella nazione, siamo cittadini del mondo.
Tutto ciò che sappiamo ci viene dai sensi.
La nostra anima è in origine una tabula rasa su cui si incidono le rappresentazioni sensibili.
Accumulandosi, danno forma alle anticipazioni, che sono i concetti, cioè rappresentazioni generali mediante le quali siamo capaci di anticipare le esperienze future: vedendo molti alberi diversi, formiamo il concetto generale di albero.
Altri concetti, come quello di Dio, lo formiamo con la riflessione ed il ragionamento a partire dai concetti naturali.
Ma i concetti non hanno alcuna realtà, perché la realtà è sempre individuale, mentre l’universale esiste solo nell’anima.
I concetti sono segni che significano le cose cui si riferiscono.
La parola è il significante; la rappresentazione mentale, che si forma in noi quando pronunciamo o ascoltiamo la parola, è il significato; l’oggetto è la cosa significata.
Un significato è compiuto quando può essere espresso con un enunciato che può essere vero o falso.
La parola scrive non ha un significato compiuto; se invece dico lui scrive, dico qualcosa che può essere vero o falso.
Se concateno più enunciati porto avanti un ragionamento.
Il ragionamento, al quale si possono ricondurre tutte le forme di ragionamento, è quello anapodittico, non dimostrativo, in cui risulta evidente non solo la premessa ma anche la conclusione.
Se è giorno c’è luce, ma è giorno, quindi c’è luce.
Se è giorno c’è luce, ma non c’è luce, quindi non è giorno.
Non può essere sia giorno che notte, ma è giorno, quindi non è notte.
O è giorno o è notte, ma è giorno, quindi non è notte.
O è giorno o è notte, ma non è giorno, quindi è notte.
Sulla base di queste cinque forme anapodittiche, si fonda qualunque ragionamento dimostrativo, che permette da un indizio di risalire ad una causa, cioè di comprendere il mondo.
Se questa donna ha latte in seno, ha partorito; ma questa donna ha latte in seno, quindi ha partorito.
Fra le altre forme di ragionamento ci sono i discorsi insolubili.
Se io dico che mento, dico il vero o il falso? Se dico il vero, non è vero che mento; ma se dico il falso, sto dicendo il vero.
E quanti chicchi di grano servono per fare un mucchio? Un chicco non fa un mucchio. Se ne aggiungo uno, fa un mucchio? Allora chi può dire quando esattamente ce ne sarà un mucchio? E se parto da un mucchio e ne tolgo uno, è sempre un mucchio? Quando smetterà di essere mucchio?
E se un coccodrillo cattura un bimbo e promette alla madre di restituirglielo se lei indovina se glielo restituirà o no, e la madre risponde che non glielo restituirà, allora che fa? Se non lo restituisce, la madre ha indovinato e deve restituirglielo. Se lo restituisce, la madre non ha indovinato e quindi non deve restituirglielo.
[ scuola stoica ~ 300 ~ 200 a.C. ]